Cara Rosa,
so già cosa penserai, ma ti scrivo lo stesso.
Lui si chiama Mirko. Ha 29 anni, fa il tatuatore, ascolta techno bulgara e ha un profilo Instagram in cui si fotografa bicipiti e addominali.
Ci siamo visti due volte, sempre per caso, in un baretto in centro che ora ho preso a frequentare regolarmente fingendo che sia per il gin tonic e non per lui.
Lui mi guarda, mi sorride, mi chiama "zia" – lo fa per scherzare teneramente, dice – ma a me brucia.
Ho studiato, ho un lavoro che mi piace e mi realizza, due gatti, e un discreto curriculum sentimentale di uomini sbagliati.
Eppure questo Mirko mi ha confusa, mi sento innamorata. Non mi scrive, non mi cerca, e io lo aspetto.Daria, 46 anni
Cara Daria,
ti senti innamorata, dici. Bah! Davvero pensi di esserti innamorata? Dopo aver candidamente confessato i fallimenti con uomini dai dizionari emotivi ridotti all’indice?
Non volermene, ma io vedo solo una donna brillante che si è lanciata a pesce in una piscina per bambini senza acqua.
Mirko – il tatuatore tutto muscoli – non è un uomo: è solo un oggetto di scena in una narrazione dove TU, e tu soltanto, te le suoni e te le canti.
Non ti cerca perché non gli interessi. Non ti scrive perché non gli manchi. Ti chiama "zia" e tu lo leggi (davvero???) come tenerezza: ma è solo una marcata sottolineatura del gap generazionale, mia cara!
Lo so che non volevi una risposta fredda. Ma sappi che se ti scaldi da sola, se continui a farlo, beh! almeno risparmi sulla legna.
Hai studiato. Hai due gatti. E invece di decifrare la semiotica del desiderio, stai spiando le storie di uno che quasi certamente non sa chi sia Roland Barthes né tantomeno conosce il suo "Frammenti di un discorso amoroso".
Perciò, Daria cara: smetti di frequentare bar per farti notare da chi non ti vede, e torna nei luoghi dove la tua mente è apprezzata più della tua anca.
E se proprio vuoi qualcuno che ti aduli, paga un escort colto: costa di più, ma almeno sa fingere bene.
Con disincanto,
Rosa Rosæ