Cara Rosa, non cercava moglie ma una colf col tacco 12

La paura del piccolo uomo che si accorge che la donna straniera che aveva scelto per "comodità" ha scoperto il proprio valore.

Cara Rosa,

mi chiamo Milena, ho 38 anni e vengo dalla Bulgaria, da Varna. Sono in Italia da quasi sei anni. Quando sono arrivata, non avevo niente, ma ero molto felice perché ero certa di cambiare la mia vita.
In Bulgaria avevo una famiglia difficile, una vita piena di rinunce, nessuna libertà. Così ho pensato: "L'Italia è un bel paese, voglio diventare una donna vera, una signora".
E l’ho fatto. Con fatica, ma l’ho fatto.
A 32 anni ho conosciuto un uomo, più grande di me di venticinque anni. All’inizio mi sembrava tutto bello: mi ha fatto sentire importante, mi ha detto che ero diversa dalle altre, che con me si sentiva di nuovo vivo. Mi ha promesso tante cose, anche di sposarmi.
Sono passati sei anni. E niente è cambiato.
Vivo con lui, ma più che una compagna mi sento una badante, una colf, e quando serve anche la donna di letto.
Lui ha i soldi, ha la casa, ha la vita sistemata. Io faccio tutto per lui, ma per me non c’è mai niente. Né un progetto, né un documento.
Mi dice che mi ama, ma che non può sposarmi per colpa dei figli, dell’ex moglie, del commercialista. Ogni volta cambia la scusa ma alla fine la situazione rimane uguale.
Io non so più se lo amo, ma so che non posso vivere così tutta la vita.
Ho imparato bene l’italiano, ho fatto dei corsi, ho conosciuto persone gentili.
Mi dicono tutti che valgo. Ma poi torno a casa e mi sento soltanto una serva.
Cara Rosa, ti prego, dimmi cosa devo fare. Perché io non voglio tornare indietro.
Ma così non riesco nemmeno ad andare avanti.

Milena, 38 anni

Cara Milena,

benvenuta in Italia: il paese dove ti promettono una vita da "signora" e ti ritrovi a lucidare il parquet di un omicchiolo viziato, possibilmente in perizoma.
Quella che mi descrivi non è una storia d’amore. È una truffa sentimentale in salsa tricolore, una sindrome del piccolo imperatore decadente: lui ti promette il palazzo, e ti lascia le chiavi del ripostiglio. Ti voleva "signora"? Sì, signora delle pulizie, con il sorriso marcato dal rossetto e le calze autoreggenti.
Hai lasciato una vita dura, una famiglia oppressiva e un paese complicato per inseguire un sogno e ti sei ritrovata nel più antico incubo travestito da amore: l’uomo italiano di una certa età con il mito dell’Est Europa. Ci sono uomini - e ahimè l’Italia ne produce ancora troppi - che non sognano una compagna, ma una donna d’importazione, possibilmente fragile, sola, con pochi diritti e tanta gratitudine prefabbricata. Una da sfoggiare come souvenir di virilità, e poi rimettere al suo posto, in cucina o in camera da letto.
Lui ti ha illusa con promesse da rotocalco ("ti sposerò", "sei diversa dalle altre", "ti darò una vita migliore"), ma in realtà cercava una stampella erotico-domestica che non parlasse troppo, non chiedesse troppo, e non pretendesse mai di essere felice davvero.
E adesso che tu inizi a volere qualcosa per te - rispetto, autonomia, futuro - ecco che la magia svanisce. Non è un caso. È paura: la paura del piccolo uomo che si accorge che la donna straniera che aveva scelto per "comodità" ha scoperto il proprio valore.
Milena, hai fatto tutto da sola: sei arrivata in un altro Paese, hai imparato la lingua, hai resistito al giudizio, al pregiudizio e all'isolamento. E ti sei accorta che non sei nata per essere "tenuta", ma per tener testa da sola.
Quello che devi fare ora è semplice: alzarti, sbattere la porta e uscire da quella casa come si esce da un brutto incantesimo. Perché non è colpa tua se ci sei entrata. Ma sarebbe una tua colpa, ora, restarci.
E se lui un giorno ti dirà "non troverai di meglio di me", tu sorridi e rispondi: "In effetti no. Troverò solo di meglio."

Con feroce solidarietà,
Rosa Rosæ