Cara Rosa,
sono un trentenne molto simpatico e socievole, buon carattere e ottima dotazione di pazienza, tanto da potermi definire senza dubbio una persona empatica. E se lo dico, è anche perché questo è quello che pensa di me chi mi conosce, inclusa la mia ragazza.
Ma non sopporto nessuna, e intendo proprio nessuna, delle amiche della mia ragazza. Stiamo insieme da due anni e ancora faccio una tremenda fatica a sentirmi a mio agio con le sue amiche, addirittura le sopporto a malapena. All'inizio mi sono attribuito ogni colpa, ho pensato di essere io quello diffidente o geloso o accentratore ... ma confermo che nonostante io mi sia messo molto e molte volte in discussione, quel gruppo di tipe lì non mi va proprio giù. Al punto che mi defilo e senza tentennamenti quando si verificano occasioni in cui è prevista la loro presenza.
La mia ragazza ci rimane malissimo: qualche volta per amor suo ingoio il rospo e le si incontra insieme, ma torno a casa nervoso e infastidito. Sono petulanti, prepotenti, e dall'insopportabile inclinazione alle battute volgari o ammiccanti, anche nei miei confronti. Ma chi ha mai dato loro questa confidenza?
Quando lo faccio notare alla mia ragazza, lei mi dice che è un modo per rendersi simpatiche, per instaurare una complicità anche con me, ma io davvero percepisco solo pesantezza, cafonaggine e acidità. Soprattutto quando - e accade spesso - attaccano a fare riferimenti e paragoni con gli ex della mia ragazza.
Se invece capita di vedersi con altri amici che non siano il gruppetto delle cinque arpie, tutto fila liscio e le serate si rivelano piacevoli per tutti.
Cosa posso fare? Ti prego dammi un consiglio perché mi rendo conto che, oltre a non stare bene io, questa situazione sta mettendo alla prova anche la mia ragazza che da una parte cerca di sdrammatizzare ma dall'altra comincia anche lei a capire che c'è qualcosa che non va.Giuseppe, 29 anni
Caro Giuseppe,
hai presente quando una persona ti dice "sei simpaticissimo, però…"? Ecco, le tue energie quando parli delle amiche della tua ragazza sono esattamente quel "però": un gigantesco avvertimento lampeggiante che ti segnala qualcosa di molto semplice e molto scomodo.
Partiamo da un punto: non sei geloso, non sei paranoico e non sei asociale. Sei solo un uomo sano che si ritrova circondato da un branco di clacson umani, che suonano a caso in qualsiasi momento - battutine, allusioni, paragoni con gli ex - il tutto condito da quel tono "tanto siamo simpatiche" che in realtà è la versione femminile dell’invasione barbarica. Non è complicità, tranquillo: è maleducazione con glitter.
E capisco che ti irriti. Perché non stanno parlando con te, ma addosso a te. E soprattutto: stanno parlando addosso alla tua relazione. Il continuo richiamo agli ex ha un nome: territorialismo travestito da ironia. Non è innocente, non è scherzoso. È un modo per dire: "Noi eravamo qui prima di te".
Ma la domanda vera non riguarda loro. Riguarda la tua ragazza. Perché una persona può anche essere affezionata a un gruppo di arpie - pardon: amiche - ma quando vede il partner soffrire, si fa delle domande. E la tua, per fortuna, ha iniziato a farsele.
Ora, tu puoi fare due cose. Continuare a ingoiare rospi, ma non te lo consiglio: i rospi, alla lunga, fanno venire un fegato così. Oppure parlare davvero con lei: non del "non sopporto le tue amiche", ma del COME ti fanno sentire. Che è molto diverso, perché le emozioni non sono un’accusa: sono un dato di realtà.
Diglielo così, senza sceneggiate: "Quando sono con loro mi sento insultato, svalutato e fuori posto. Non voglio impedirti di frequentarle, ma ho bisogno che tu capisca perché per me è difficile. E che non mi venga chiesto di forzarmi oltre quello che mi fa stare bene". Non sei tenuto a piacere alle sue amiche, ma lei è tenuta a capire te.
E ricorda, piccolo tesoro: in coppia si sceglie sempre la relazione, non la claque.
Se loro gridano, sghignazzano e rosicano: problema loro. Se tu stai male: problema tuo e della tua compagna.
E se proprio non cambia nulla, consolati perché almeno hai imparato un principio fondamentale dell’amore adulto: non tutti i contorni stanno bene con il piatto principale.
Con affetto e un pizzico di cinismo,
Rosa Rosæ