Cara Rosa,
sono single e quasi me ne vanto. Scherzi a parte, sono single. Punto. Non trovo l'uomo che fa per me e, non trovandolo, rimango single.
Ma da qualche tempo noto una certa diffidenza da parte di donne "accoppiate": nuove conoscenze che mi capita di fare e con le quali si instaurano dei rapporti gradevoli, ci si cerca per una passeggiata o un aperitivo, o anche per qualche occasione in cui sono presenti anche i loro compagni o mariti.
Ma dopo un po' monta, appunto, la diffidenza. Perché una single s'intrufola in gruppi di accoppiati? E quello che fino a un certo punto era una mia personale sensazione o un mio intimo dubbio, ultimamente è stato esplicitato a chiare lettere: "Sì, facciamo qualcosa insieme durante le feste, ma trovati almeno un fidanzato". Ecco. Ho riflettuto a lungo su quell' "almeno", ma forse non ne valeva la pena. Ma mi chiedo come sia possibile che di questi tempi ancora si possa guardare a una donna che comunque sceglie di vivere da sola - ripeto, non trovando quello giusto - come ad un'infoiata al punto da andare a rompere gli equilibri di altrui coppie per procacciare un partner. Davvero è così sbagliato o rischioso?
Mi sento un po' triste e anche disgustata.Marina, 51 anni
Cara Marina,
hai centrato una delle più grandi contraddizioni del nostro secolo: le donne si vogliono libere, ma solo finché la libertà dell’altra non ricorda loro quanto siano incastrate.
Siediti, amore: si va di verità.
Essere single, per moltissime persone accoppiate, è un attacco alla stabilità del pianeta. Non lo dicono, ma lo pensano: "Se lei sta bene da sola, allora perché io mi trascino in questa relazione tiepida?". E indovina dove sfogano il disagio? Sulla single (classico: sparare al barometro perché segnala brutto tempo).
E poi, intrufolarsi? Le / I single sono persone, non categorie da collocare come soprammobili in una mensola separata. Se una donna accoppiata teme che tu, Marina, con una vita tua, con un cuore tuo e con i tuoi criteri, possa portarle via Mister X ... beh, c’è un problema. E non sei tu.
Il vero terrore delle accoppiate insicure è uno solo: il confronto. Una single sicura di sé, che non elemosina attenzioni, che non scende a compromessi con chi non la convince, che non si accontenta del "perché è ora", è la kryptonite della coppietta traballante. Smettila di chiederti "perché mi guardano così?". Chiediti invece: "perché la mia libertà mette in crisi la loro relazione?".
Quanto a quell' "almeno trovati un fidanzato"... favoloso! ... "almeno" è un capolavoro di sociolinguistica dell’insicurezza. Significa: "Sistema la tua vita in modo che non mi faccia sentire a disagio con la mia". È l'equivalente di un "aggiustati, così smetto di specchiarmi in te". Ovvero l’ammissione inconscia che, forse, tu - con la tua singletudine non tragica, non disperata, non mendicante - stai più "dritta" di loro.
Fai bene a sentirti triste e disgustata. Ma solo per un minuto, ti prego. Stai solo annusando la mediocrità camuffata da moralismo. E tu sei troppo avanti per farti mettere in punizione dall’insicurezza degli altri.
E, soprattutto, tranquillizzati: non stai minacciando le loro coppie. Stai minacciando la loro narrativa: che una donna, per essere completa, debba appartenere a qualcuno. Tu non appartieni. E questo, sorella mia, è rivoluzionario.
Quindi, continua così. Chi si sente minacciato, parli col proprio partner, non con te.
Tua, orgogliosamente single-friendly,
Rosa Rosæ