Cara Rosa,
ho diciassette anni e un fidanzato da trentanove giorni. Sì, li conto, perché sono ancora nella fase in cui ogni ora sembra un nuovo capitolo della mia autobiografia. Lui è gentile, un po' buffo, mi guarda come se non ci fosseo altre ragazze e quando mi prende la mano sento una specie di scossa elettrica. Il problema? Non lo so se è amore. Non so ancora se voglio spingermi avanti ad avere dei rapporti completi, che lui mi chiede delicatamente ma mi chiede.
Tutte le mie amiche dicono che "è normale" alla prima relazione essere confuse e di lasciarmi andare senza pensare troppo. Mia madre annuisce molto forte, come se stesse cercando di convincere se stessa, e mi dice di prendere tempo. Io sono un'altalena. A volte mi prende una gioia così grande che vorrei abbracciare il mondo. A volte invece sento una specie di ansia nello stomaco, come se stessi indossando un vestito troppo stretto e non sapessi se è colpa del vestito o mia.
Lui è sempre presente, troppo presente forse. Mi scrive ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni sera. All’inizio mi sembrava romantico, ora un pochino mi pesa. Una parte di me ha paura di soffocare; un’altra parte ha paura di perderlo se glielo dico. Sono nuova a tutto questo. Ho paura di sbagliare tono, parole, tempi… tutto.
Rosa, come si fa a capire se è la persona giusta?
E come glielo dico che ho bisogno di respirare, senza farlo sentire meno speciale?Marika, 17 anni
Cara Marika,
benvenuta nel meraviglioso, sconcertante, irritante e a tratti sublime universo del primo amore: quello che non sai se abbracciare o denunciare.
Partiamo da una verità scomoda: a diciassette anni non devi capire se è "la persona giusta". Devi capire se sei tu quella giusta per te stessa. E già da come scrivi, direi che hai più cervello acceso di metà degli adulti che mi scrivono. Tu non hai un problema sentimentale, hai un problema semantico: confondi intensità con correttezza, attenzione con amore, premura con pressione. Normalissimo. Fastidioso, ma normalissimo.
Lui ti piace? Direi di sì: se una mano che ti stringe scatena fuochi d’artificio degni di Capodanno, c’è qualcosa.
Lui ti soffoca un po’? Anche questo sì: se un messaggio ogni alba-mezzogiorno-tramonto diventa un turno di lavoro, non è romanticismo, è logoramento.
E soprattutto: dato che hai diciassette anni, la domanda non è "È amore?", ma "Mi sento libera?". Perché - notizia fresca fresca - l’amore senza libertà non cresce, marcisce.
Quanto al sesso: nessuno - né lui, né le amiche, né le orme digitali della società intera - può decidere quando tu "dovresti essere pronta". Il tuo corpo non è un obbligo scolastico con tanto di cartellino da timbrare. Lo sentirai. E se non lo senti… non lo fai. Punto. Chi ti ama davvero non ti fa correre: ti aspetta.
E ora, la questione spinosa: come dirgli che hai bisogno di respirare? Con la frase più rivoluzionaria dell’adolescenza e dell’età adulta: "Mi piaci, ma ho bisogno dei miei spazi." Se crolla, non è amore ma possesso. Se comprende, hai trovato un ragazzo promettente. Se si offende… suggerirei un corso accelerato di maturità sentimentale, ma non sarai tu quella che dovrà insegnarglielo.
Ricorda, Marika: a diciassette anni non si cerca "quello giusto". Si cerca quello che non stringe la gabbia. E che sa ridere con te nelle giornate in cui ti senti un vestito troppo stretto.
Respira, Marika! E segui il battito che conta: il tuo.
Con affetto sempre combattivo,
Rosa Rosæ