Il Poliamore è come un open‑space sentimentale. L'amore non si "divide" ma si "moltiplica": e quindi più relazioni, più conflitti, più post‑it emotivi disseminati tra lo sportello del frigo e la porta del bagno. Con tanto di diagramma di Venn, calendario condiviso e nervi saldi come il titanio.
Può essere un angolo felice, un paradiso. Ma serve un piano editing gigantesco e da monitorare costantemente. Poliamore è una parola glamour per un lavoro usurante.
Nell'interpretazione di qualcuno non è cavalcare il nuovo, ma rispolverare il vecchio: la Poligamia travestita da filosofia indie con tanto di brunch domenicale; e nobilitata da parole come "consenso", "comunicazione", "cura". Per qualcun altro, ancora peggio, è la scusa elegante per le "corna" o per l'indecisione.
C’è chi lo vede come emancipazione e chi come anarchia sentimentale; c'è chi lo racconta come "apertura mentale" e chi lo pratica come "resistenza".
La verità è che il Poliamore è un sudoku sentimentale di cui tutti fingono di conoscere le regole. Senza le quali può funzionare benissimo nelle conferenze TED e molto meno quando due partner si presentano in bagno con lo stesso spazzolino da denti.
C'è una triade velenosa che aleggia sul Poliamore e che - se mai vi venisse in mente di sfidare la monogamia centrista (la coppia al centro dell'Universo) e di praticare il decentramento affettivo - dovete tenere bene sotto controllo: la teoria nobile, la pratica trasparente, la logistica complessa.
Vi ho preparato un decalogo che, forse, vi aiuta a capire che il Poliamore non è un'orgia programmata ma pluralismo del consenso e redistribuzione della cura.
Per chi fosse interessato, due fonti recenti per capirne di più: il Report del Kinsey Institute (2022) che osserva il fenomeno da un punto di vista quantitativo e Scoping review (Gupta et al., 2024) che fornisce una mappa di 209 studi su Poliamore.
I due punti di riferimento rimangono comunque la sociologa Elisabeth “Eli” Sheff (The Polyamorists Next Door e Children in Polyamorous Families), che dal 1996 conduce l’unico studio a lungo termine su famiglie poliamorose, e l* psicolog* e psicoterapeut* e accademic* del mondo Queer Meg-John Barker (Whatever happened to non‑monogamies? e Understanding Non‑Monogamies).
Sintetizzando, per la letteratura scientifica, il Poliamore rientra nella non-monogamia consensuale, le cui indagini mostrano quote non trascurabili di interesse e pratica, variabili per età, genere e contesto. Gli esiti di benessere possono eguagliare la monogamia se ci sono comunicazione, consenso continuo e cura reciproca. Restano ancora aperti i nodi mononormatività e stigma.
Un settore importante degli Studi riguarda le Famiglie con figli che mette in evidenza esiti generalmente buoni; i rischi rimangono legati più a stigma e vulnerabilità legale che alla vera e propria struttura familiare.
Quanto alla salute sessuale, è spesso più rigorosa (barriere, test), ma reti ampie impongono coordinamento e chiarezza.
Nel 2022, tra il 4% e il 5 % degli Statunitensi dichiara di scegliere il Poliamore durante la vita; circa il 20 % sperimenta forme di non-monogamia consensuale almeno una volta.
Nel 2023/2024 diverse città USA hanno iniziato a riconoscere discriminazioni sulla base della struttura relazionale (includendo poliamore).
In Italia, da qualche anno, vengono pubblicati articoli scientifici su contesto teorico e potenziale trasformativo, segno che il tema del Poliamore è entrato nel circuito accademico nazionale. A partire dalla rivista scientifica About Gender (UniGenova) che ha pubblicato nel 2023 un articolo su non-monogamie affettive consensuali e seguita da UniPadova. Rimane un punto di riferimento Più cuori e una capanna. Il poliamore come istituzione (Giappichelli, 2018) a cura di Elisabetta Grande e Luca Pes. Lavorano sul tema con continuità Beatrice Gusmano e Chiara Bertone.
La stessa comunità italiana di psicologia sociale segnala che dati di diffusione in Italia non ce ne sono ancora; molta evidenza quantitativa viene da USA/UK/Canada.
Il Poliamore non è un gadget ideologico, è un grande carico di responsabilità. Facciamo fatica ad essere "presenti" nell'Amore, figuriamoci nel Poliamore!
Non ho un pregiudizio morale sulla pratica: al contrario, sarebbe meraviglioso vivere e viversi in un contesto di questo tipo, un’ecologia dell’affetto ..... ma il miracolo non è gratis. E io rimango scettica sulla capacità/volontà dell'essere umano di farsi carico di un'opera di artigianato affettivo e relazionale così raffinata e matura. Siamo in una geometria molto complessa che richiede tempo, alfabetizzazione emotiva, logistica e soprattutto una parola antica e desueta, responsabilità appunto.
La domanda vera non è posso farlo?, ma posso reggerlo bene, senza mentire a nessuno (me inclusa)?. Per alcuni è palestra di verità; per molti, parkour senza fiato.
La mia conclusione terra-terra? Meglio "un due onesto" che "un tre in default emotivo".