Ora, su Amazon Prime, si acquistano succhia-clitoridi a forma di fiore. E non è una battuta. È un dato culturale.
Da qualche mese, il mio algoritmo - quello che credevo addestrato a mostrarmi solo nature morte barocche e articoli su Lévi-Strauss - ha iniziato a propormi video di donne che, con il tono sobrio e preciso da tutorial di origami, spiegano come funziona l’oggetto della rivelazione: "Il succhia-clitoride. Un mondo nuovo. Una felicità rotonda. Un partner che non sbaglia il ritmo", mentre sullo sfondo sono apparecchiati piumoni stirati, candele certamente profumate e un qualche gatto che guarda facendo finta di sonnecchiare.
Ciò che un tempo era tabù, ora è trend.
Il piacere femminile è diventato contenuto da condividere, esperienza da ottimizzare, benchmark da raggiungere.
Non si gode più per caso, si gode perché ce lo siamo meritate, possibilmente con un dispositivo che carica via USB e ha sei velocità, inclusa la "turbina di Kyoto".
E se nel secolo scorso il desiderio si sublimava nei romanzi russi, oggi si fa influencing da nightstand. Ma attenzione, non è solo un trend.
È una svolta antropologica: il piacere non è più mediato da una relazione, non è più legato a un "partner giusto", è diventato autonomia tecnologica, un piacere plug-and-play.
Diciamocelo pure, tutta colpa del clitoral gap (che è un po’ come il gender pay gap): tutti fanno finta che non ci sia, ma intanto la metà della popolazione gode meno e dice pure grazie. E diciamocelo pure con i numeri alla mano, che fa tanto figo oltre che scientifico: il 95% degli uomini arriva all’orgasmo durante il sesso eterosessuale; il 65% delle donne ci arriva… ma solo quando c’è stimolazione clitoridea diretta; il 40% delle donne ci arriva… durante il rapporto sessuale esclusivamente pene-vagina.
La ragione?
Il clitoride è l’organo centrale del piacere femminile, ma viene ignorato o maltrattato o ridotto a un cameo in buona parte delle interazioni sessuali. Quindi e per farla breve, cito Laurie Mintz (psicologa e autrice di Becoming Cliterate, 2017), secondo cui la clitoral gap è la disparità sistematica tra il numero di uomini e il numero di donne che raggiungono l’orgasmo durante un rapporto sessuale di coppia: gli uomini vincono, ma non dovrebbero; un fenomeno che si è mantenuto costante nonostante l’aumento di libertà sessuale femminile.
Jennifer S. Hirsch e Shamus Khan (Sexual Citizens, 2020) mostrano come etnia, classe sociale, orientamento e storia personale influenzino profondamente l’accesso a una sessualità libera e soddisfacente. Non tutte le donne, infatti, hanno la stessa possibilità di esprimere il desiderio, esplorare il piacere o rifiutare il sesso senza conseguenze.
La liberazione femminile non è una linea retta, ma un paesaggio irregolare e pieno di checkpoint socio-culturali.
Ecco che in alcuni contesti socio-culturali è boom di succhia-clitoridi!
Deborah Lupton (The Quantified Self, 2022), include anche i dispositivi sessuali tra gli strumenti di auto-conoscenza e piacere e ci invita però a prestare attenzione a un aspetto: l’autonomia sessuale attraverso la tecnologia porta con sé un’ulteriore responsabilizzazione individuale.
Se non provi piacere… è colpa tua.
Se non ti conosci… è colpa tua.
Se non sei orgasmica anche mentre fai la spesa… indovina?
Anche il piacere rischia di diventare un dovere. Come se non bastasse già dover depilarsi, sorridere e ricordare l’anniversario.
Sempre Rosa Rosae sono: qui, l’aspirante antropologa si ferma. E la cinica prende il the.
Perché, diciamoci anche questo, dietro il boom di succhia-clitoridi si nasconde anche un’enorme fatica a negoziare il desiderio nel reale.
Meglio un beccuccio di silicone che un uomo che ti chiede se sei venuta mentre ha ancora i calzini addosso.
Meglio dieci minuti di orgasmo garantito che l’eterno ritorno dell’ex che "non crede nelle etichette ma ti vuole in esclusiva".
Un tempo il problema era non fare sesso.
Ora è farlo bene, farlo spesso, farlo autenticamente, farlo con soddisfazione, senza dipendenza, con consapevolezza, con lubrificante biologico e senza dimenticare il consenso entusiasta. A questo punto, forse, il vero tabù contemporaneo è riposare.
Ma (auto)ironia orgasmica a parte, vedo donne che stanno imparando ad ascoltarsi. Ma anche donne che si sono stancate di insegnare agli altri dove e come si tocca un corpo.
Quindi se il succhia-clitoride è la risposta, beh!, forse la domanda era sbagliata da tempo.