Hai passato le ultime 72 ore a fissare l’icona della conversazione su WhatsApp, sperando che un miracoloso Ehi, scusa il ritardo possa arrivare dal nulla?
Cara mia, smetti di invocare il soccorso alpino: non è disperso in montagna. È solo sparito da te! Perché tu, per lui, esisti solo quando ha bisogno di una donna brillante, ironica, risolta (ma non troppo).
Se ti ghosta, non era pronto a dire ciao, figuriamoci addio.
Il ghosting è l'espressione del Non ce l’ho con te, ce l’ho con il mio bisogno di lasciare le relazioni come file.zip incompleti. Il ghosting non è una strategia. È un’assenza codarda travestita da modernità.
Gli uomini che praticano il ghosting credono di essere misteriosi, insondabili, addirittura irresistibili. In realtà sembrano solo ragazzi che hanno dimenticato di fare i compiti e preferiscono non presentarsi all’interrogazione.
Un tempo si scriveva una lettera per dire "non ti amo più". Oggi uno pensa di uscire di scena come Amleto, in realtà fa la figura della comparsa di un B-movie sentimentale di infimo ordine; peggio del profilo Tinder che "evapora" dopo una recensione negativa.
E ricorda. Non sei tu ad essere diventata un fantasma per lui. Il fantasma è lui, che si aggira tra storie mute e notifiche ignorate. Tu sei reale, pensante, vibrante. E da oggi, anche offline per scelta.
Passiamo dal ghosting come "fastidio personale" al ghosting come "fenomeno sociologico e psicologico". Perché no, non è solo gente maleducata, anzi: ci sono meccanismi sociali, emotivi e cognitivi ben precisi dietro.
In un mondo in cui l'individuo è sempre più atomizzato e la comunicazione digitalizzata, il ghosting non è solo una brutta abitudine: è una conseguenza logica dell’iperliberalismo affettivo. La relazione viene trattata come un’opzione tra molte, soggetta a ottimizzazione, interruzione, aggiornamento.
Nel contesto delle relazioni interpersonali, il ghosting è una forma di interruzione unilaterale del contatto, improvvisa e totale, senza spiegazioni. Leha E. LeFebvre (Ghosting in Emerging Adults’ Romantic Relationships, 2019) lo descrive come una forma di violenza relazionale, silenziosa ma capace di generare effetti simili all’abbandono o al lutto, anche durevoli nel tempo.
Diagnosi clinica per chi ghosta:
Cura consigliata a chi viene ghostato:
Il Ghoster è l'artefice, qualcuno che ha un'allergia importante alle emozioni vere. Non si tratta di egoismo, ma proprio di allergia. Può ingolosirsi nel ripetere il binge di silenzi e povertà relazionale. Senza rendersi conto, diventa un serial ghoster.
Spesso prova rimorso e si preoccupa veramente della persona ghostata, ma non abbastanza da mettere in discussione i suoi comportamenti.
Caratteri distintivi:
Il Ghostee è la vittima, sicuramente il soggetto che soffre di più, non fosse altro per essere chi "subisce". Il silenzio "pesa". Ci si rende conto che "pesa" non perché si sia persa una persona, ma perché si è perso e si perde tempo a cercare un senso in un gesto che di senso non ne ha. È come rileggere la lista della spesa sperando che contenga un romanzo. Eppure rimane nella trappola e affronta una vera e propria crisi d’identità, fino a perdere l'autostima.
Caratteri distintivi:
Il ghosting non deve diventare un dramma sentimentale, è manutenzione della differenziata emotiva: butti via chi non sa nemmeno parlare.
Non deve esserci dolore, solo sollievo: meno notifiche inutili, più spazio vitale. Alla fine, ringraziali pure: sparire è l’unica cosa decente che abbiano mai fatto.
E per voi, Ghoster, un messaggio definitivo. Non preoccupatevi, il vostro Ghostee non era un investimento a lungo termine. Era solo l’interesse cumulato di tre chat. Non c’è bisogno di addii. Evitate però i silenzi da melodramma in salsa italica.