Dalla barzelletta degli anni Cinquanta ai gruppi WhatsApp/Facebook/Telegram del 2025, il "Mia moglie" si conferma come topos eterno, immarciscibile: l’uomo medio ha sempre avuto bisogno di dire "Mia Moglie" non per amore, ma come estensione del proprio Ego.
Lo scandalo delle chat "Mia Moglie" - dove gruppi vengono messi in piedi da un branco di ometti per scambiarsi foto, battutine e storie sulle rispettive consorti, in un misto di goliardia e sessismo - è roba da manuale di microsociologia contemporanea.
È la solita storia: il digitale prende una pratica antica (il pettegolezzo da spogliatoio) e la amplifica, la archivia, la spettacolarizza, con l'aggiunta della dinamica del branco virtuale.
In questa triste vicenda, la Donna (la femmina) assolve al ruolo di "meccanismo narrativo" dell'Uomo (il maschio): serve a definire il suo status, la sua virilità, la sua frustrazione e quindi diventa rispettivamente status symbol, trofeo da mostrare, barzelletta pronta all’uso.
Non c'è più differenza tra la "persona reale" e il "personaggio sociale" creato all'interno del gruppo: la Donna non è più un "soggetto", ma "oggetto" in quanto "avatar narrativo".
"Mia moglie" non è un atto comico, è un rituale identitario maschile. Serve sempre allo stesso scopo: confermare al branco che la donna è proprietà, fastidio o punchline. Cambiano i mezzi, non cambia la logica: è la (sub)cultura del Patriarcato.
Il gruppo WhatsApp/Facebook/Telegram come la nuova osteria: al posto di vino e bestemmie ci sono meme e sticker di dubbio gusto. Tutti più volgari, tutti più coraggiosi, perché c’è lo schermo a proteggerli. Non sei tu ad essere volgare, è il gruppo che applaude.
I like, l’emoji della fiamma, il forward compulsivo sono il carburante della catena di goliardia: "effetto branco" online. Peccato che non sia goliardia, ma l'esibizione del potere sul corpo altrui.
Stavamo solo scherzando! Era per farci due risate tra uomini! Non c’è niente di più indegno, riprorevole (e noioso) di un uomo convinto di essere spiritoso quando insulta la propria "moglie".
Banale e infima la scusa dell'umorismo: la coperta di Linus - troppo corta - del Maschilismo travestito e del Sessismo interiorizzato.
Tutti sanno, tutti ridono, fino a quando qualche screenshot non scappa di mano. La farsa diventa tragedia e tutti a gridare allo scandalo.
Ma nessuno a chiedersi perché certe dinamiche siano ancora considerate "goliardia". La morale pubblica interviene solo quando il privato diventa condiviso oltre una cerchia ristretta.
Il vero scandalo non sono le chat. È che nel 2025 ci siano ancora uomini che pensano che ridere di "Mia Moglie" li renda più maschi. Si credono trasgressivi mentre sono solo mediocri, insipienti ... ominicchi.
Ogni “Mia moglie” è un promemoria: il Patriarcato ha sempre bisogno di ridere di qualcuna per sentirsi vivo. Ma sapete cosa? Il pubblico è stanco, la barzelletta non fa più ridere.
La farsa si smaschera, e sotto resta solo la patetica paura di certi uomini fragili che per farsi coraggio hanno bisogno del "branco", che per sentirsi forti hanno bisogno di fare immondizia delle loro donne. Ad maiora!