Ci hanno detto che la liberazione femminile passava per il voto, lo studio, il lavoro. Poi è arrivato Instagram e ci ha spiegato che basta un siero alla vitamina C.
La skincare (anche nelle varianti non univerbate skin-care e skin care) è diventata il nuovo manifesto dell’empowerment: dieci step per dimenticare che il Patriarcato è ancora lì, bello unto e senza tonico.
Le creme idratano, gli acidi esfoliano, i contorni occhi promettono di cancellare notti insonni e mariti sbagliati. Ogni barattolo è un piccolo atto di resistenza: Non cambierò il mondo, ma almeno avrò un incarnato luminoso.
E le aziende lo sanno bene: il Femminismo è un ottimo packaging, soprattutto se glitterato. Così, mentre Bourdieu si rivolta nella tomba, noi ci massaggiamo la fronte con un roller di giada. Più che emancipazione, sembra manutenzione.
La rivoluzione, oggi, passa dal Lip Balm. E guai a dire che è solo marketing: ti accuseranno di non credere nella sorellanza idratata.
Questa estate, sotto l'ombrellone, mi son fatta una "cultura". Come se avessi dovuto impare a memoria un manuale di Diritto. Roba da rimanerci secchi! Provo allora a mettere ordine e a creare istruzioni per non impazzire.
Una volta bastavano acqua (quella che vien giù dal rubinetto), sapone (scelta obbligata tra Camay e Palmolive) e un po' di crema idratante (anche qui, o Cupra o Nivea) fregata a tua madre.
E se proprio eri in vena, il massimo della sofisticazione si traduceva in una spolverata generosa di talco (Roberts o della negazione dell'alternativa): l’odore vago che ti faceva sentire "in ordine". Punto. Una ragazza acqua e sapone. Fine.
Da lì in poi è stata un'escalation. Abbiamo perso il controllo: se non hai una routine in 15 fasi (!!!!), uno scaffale IKEA pieno di boccette e di sieri (sieri? ma chi sono io? Louis Pasteur?) con nomi che sembrano password Wi-Fi (retinolo, niacinamide, AHA, BHA, SPF 50+++ ...), e se non parli fluentemente INCI (che lingua è? ah! solo la sigla di International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) vieni guardata dall'alto in basso, con sufficienza, con pietà.
Morale: per avere una pelle luminosa (e che brilli come un cristallo Swarovski!), devi travestirti da alchimista dell'acido ialuronico.
Se lo sapesse mia nonna! Per sentirti "realizzata" non serve più avere una casa, un partner stabile o un lavoro dignitoso; serve una pelle glowy, glass, cloud, dolphin o jelly. Tutte vere, giuro, anche se non ho ben compreso cosa significhino. Perché la pelle è diventata il nuovo status symbol.
Al cuore di questo dramma cosmetico internazionale, c'è lei, la skincare coreana o K-Beauty.
Parliamoci chiaro: per seguirla alla lettera, serve un PhD in chimica, 45 minuti liberi ogni sera e un lavabo dedicato. Funziona davvero? O è solo l’ennesima deriva commerciale travestita da rituale zen?
La routine coreana prevede, nell'ordine: Detergente a base oleosa, Detergente schiumogeno, Esfoliante, Tonico, Essenza, Siero, Ampolla (diversa dal siero, dicono loro), Maschera, Crema, SPF (altrimenti Dio ti punisce).
Della serie: Sei stanca? No. Sto solo ancora al terzo passaggio della mia routine di bellezza e ho già perso la voglia di vivere.
Ma il punto è: è davvero più efficace? Risposte:
Sì ... se ... hai la pelle asiatica, più compatta e geneticamente diversa dalla caucasica; vivi in un ambiente umido, come Seoul, non Cinisello Balsamo; hai tempo, disciplina e portafoglio.
No ... se ... hai la pelle sensibile e stai facendo tutto perché lo fanno su TikTok; stai stratificando 6 sieri senza sapere cosa fanno (acido salicilico e vitamina C insieme? buona fortuna!); pensi che la skincare curi la tristezza esistenziale.
L’Occidente si è innamorato della K‑Beauty come prima dei ramen istantanei e dei BTS; è esotica ma soft, è scientifica ma kawaii, è minimalista nel pack e massimalista nel rituale.
Funziona solo il marketing: prodotti adorabili, nomi pseudo-scientifici, risultati promessi in 14 giorni (spoiler: no!). Compriamo la routine coreana per sentirci migliori, non per diventarlo.
La mia esperienza? La K‑Beauty è come quell'ex affascinante ma impegnativo: ti illude con la promessa di una pelle glass e ti lascia con una dermatite da layering. La pelle non sembra "seta" e la tua autostima si riduce a un "pile infeltrito".
Il nome è inquietante. Ma dopo il polpettone indigesto della K-Beauty, sapere che quest'anno il mondo intero si sia piegato a più miti consigli e sia addirittura impazzito per una routine di bellezza più ragionevole, mi ha fatto sentire meno sola.
La Skincare Minimalista, lo dice il nome, è la tendenza a ridurre la routine a pochi prodotti altamente mirati.
Di base, tre soli step, tre soli prodotti: detergente (gentile), idratante (non unge, non opacizza, non scompare, non tradisce), trattamento mirato (un siero salvavita possibilmente multitasking); ogni tanto una maschera (a volte meglio di una scomoda verità) e sempre tanta SPF (anche se vivi in una caverna). Poche formule, molta efficacia. Giubilo! In questo trend 2025 di quiet quitting (il minimo sindacale) mi trovo a mio agio. Anzi, mi sento una pioniera: sono sempre stata molto minimalista quanto a cura della pelle.
Un sollievo per tutti: anni e anni di layering isterico in stile coreano, e finalmente è arrivato il less is more: prodotti altamente mirati e con una formulazione che non ti faccia sembrare la sorella maggiore di una lampada alogena.
I vantaggi? Aiuta a proteggere la barriera cutanea da eccessi e irritazioni; migliora la consapevolezza di ciò che serve realmente alla tua pelle; è più facile da seguire, comoda e sostenibile.
Qualche consiglio? Bevi tanta acqua e dormi almeno 7 ore per notte, ché la cura della pelle parte da qui; scegli i prodotti che fanno bene alla tua pelle confrontandoti con un esperto, perché ogni pelle ha esigenze differenti; se una sera vuoi solo sciacquarti la faccia e buttarti a letto, fallo, non verrai scomunicata dalla Dea della pelle di vetro; quando ti vedrai il viso più curato e bello, non cedere alla tentazione pornografica del Before & After su Instagram.
Ogni centimetro del corpo femminile è diventato un campo di battaglia commerciale. L’obiettivo? Farci sentire sempre un po' difettose e motivarci ad acquistare l'ultima risolutiva novità cosmetica in flacone da 50 ml.
Vuoi labbra idratate? Bevi. Vuoi ciglia lunghe? Dormi. Vuoi sopracciglia in ordine? Accarezzale con amore e ignora chi ti chiede se hai fatto il microblading. E se proprio vuoi fare qualcosa… sorridi. È gratis e ti fa un contorno labbra perfetto.