Si parla la lingua dell’aperitivo da terrazza urbana. Anche in inverno i tramonti accendono il cuore e il gin ci mette un carico da undici.
Altro che happy hour: questa versione del Gin Tonic può stenderti in due sorsi. Un drink che confonde le intenzioni: partenza dry e arrivo zuccherino. La ginger beer al posto della soda e l'aggiunta dello zenzero esaltano il brivido. Con la musica giusta o con un silenzio carico d’intenti.
La prima volta che ho sperimentato il Gingergintonic stavo in un "salotto buono" di attempate signore signore: un sabotaggio elegante. Tra centrini all’uncinetto e tazze di porcellana, è arrivato come un amante giovane e inadeguato: troppo pungente, troppo rumoroso, troppo vivo. Al primo sorso, composto, una tossetta imbarazzata; al secondo sorso, curioso, un florilegio di ridacchiamenti; al terzo sorso, sfacciato, uno sciorinare di confessioni che nessuno, da sobrio, avrebbe mai voluto sentire ... quel viaggio a Ischia nel '72 ... una scena da vaudeville, con le poltrone di velluto che odorano di gin e i segreti che salgono a galla come bollicine.
Fa questo effetto il Gingergintonic: da riservare all'amante che non ti dirà mai sei bellissima!, ma ti guarderà come se stesse per scoppiare.