Macedonia di Mele e Melagrana, quella che lascia il segno

Il piacere che non ti aspetti e che ti "lucida" le labbra: una macedonia in versione softcore.

Ah, mela e melagrana!
Due frutti che non fanno rumore quando si baciano, ma sanno come lasciare il segno.
La mela: croccante, innocente, con quel morso biblico sempre in agguato.
La melagrana: vermiglia, esplosiva, un gioiellino commestibile che da millenni fa arrossire le civiltà più caste.
Due frutti che dentro c’è di tutto: storia, mitologia e un sacco di doppi sensi.

Dalla Bibbia alla Silicon Valley, la mela è passata da simbolo di caduta a logo di uno status symbol. Un morso e diventi creativo, geniale, connesso: così almeno credono i pubblicitari, ma rimane destinata a ossidarsi e annerire se lo dimentichi tagliato sulla scrivania.
Tagliata in quattro spicchi dalla mamma ansiosa, è anche la merenda scolastica. La sua buccia lucida è la promessa di salute che il medico ti fa recitare come un mantra: una al giorno. Peccato che nessuno precisi quale (Renetta, Fuji, Golden…) e soprattutto che non debba marcire nascosta in fondo al cestino.
È la protagonista del primo scandalo sessuale dell’umanità. Adamo ed Eva non avevano Tinder, ma la mela è bastata per rovinar loro l’eternità. Da allora, ogni morso è un peccato originale in miniatura: addenti, godi, poi ti senti un po’ in colpa… come dopo aver richiamato l’ex.

Quanto alla melagrana, tesoro mio, che devo dirti? La melagrana non si sbuccia. Si conquista.
Perché è un frutto pudico, ma sensuale. Ti sfida con quella scorza coriacea e ti premia con cento piccole esplosioni rosse come baci trattenuti troppo a lungo.
Il nome la dice lunga: melagrana, da malum granatum, mela coi semi.
Ma della "mela" ha solo il nome casto: è un’orgia di chicchi brillanti, di granati, che si lasciano prendere solo da chi ha dita pazienti e delicate e mente impura.
Del resto, chi sgranava melagrane nell'antichità non lo faceva per fame, ma per propiziarsi la fertilità, l’amore, la vendetta o il favore degli dei. E già qui, capisci che non si parla solo di frutta.

Prepara il cucchiaio, amore.  Da servire fresca con un cucchiaio da the (né troppo grande, né troppo piccolo); da mangiare, possibilmente, insieme dalla stessa coppa e nudi, o quantomeno senza vergogna.

Scheda Ricetta

Ingredienti

  • mele rosse 2 croccanti e succose; ma non troppo dure… la durezza, qui, non serve a nulla
  • melagrana 1 ricordati: non si schiaccia, si accarezza!
  • limone spremuto 1 per non far annerire la mela… e per ricordare che anche l’amore ha bisogno di qualche nota acida
  • miele di acacia 1 cucchiaio per legare il tutto
  • zenzero fresco q.b. grattugiato, senza lesinare, perché un po' di pizzicore vivacizza l'atmosfera
  • menta fresca 1 manciata in foglioline separate, da usare con eleganza: serve più al profumo che al gusto, come certe lingerie

Procedimento

1
Taglia le mele a cubetti, con coltello affilato e cuore aperto. Mantieni la buccia: chi si spoglia troppo in fretta, spesso delude.
2
Sgrana il melograno con calma. Se schizza, è normale: non c’è piacere senza rischio.
3
Metti tutto in una ciotola di vetro trasparente, ché la bellezza va mostrata, non nascosta.
4
Mescola insieme limone, miele, e zenzero grattugiato. Aggiungi alla frutta e mescola nuovamente, con cura, senza fretta. Nessuna fretta.
5
Completa con foglioline di menta e un filo di miele ancora, giusto per far brillare le labbra.