Una volta ho cucinato questo piatto per un uomo che mi aveva detto Amo le donne che sperimentano in cucina davanti a un piatto di Riso Venere. Peccato che poi abbia scelto una che cuoce ancora la pasta nel microonde.
Il Riso Venere è entrato tra le mie pratiche culinarie così: non perché fossi alla ricerca di sazietà, ma di seduzione. Non è casuale il suo nome: Venere. Ogni boccone è un rito carnale, un invito alla perdizione, un inchino al piacere. Il lato oscuro della dispensa: nero, lucido, sensuale come un abito da sera che non ammette repliche. Un unicum che porta addosso secoli di storie: leggende cinesi, virtù afrodisiache, misteri da raccontare a lume di candela e pure qualche montatura commerciale. Non si piega mai in fretta: cuoce lento, resiste al dente, pretende pazienza. E quando finalmente si concede, libera aromi di pane caldo e nocciola che non trovi altrove. Un'arma bianca, perfetta per colpire il tuo uomo.
Al primo sbatter di porta con annesso kit di scuse stantie, il Riso Venere ha smesso di essere l'afrodisiaco per due ed è diventato il rito per una sola, la mia dichiarazione di libertà gastronomico-sentimentale senza necessità di approvazione maschile. Mangiarlo da sola con una forchetta d’oro e lo sguardo da dea offesa è la firma in calce al mio riscatto: non avevo bisogno di te, avevo bisogno di questo sapore che resta, mentre tu sei già sparito.
Da prepararsi comunque per due (non si sa mai) ascoltando una playlist chill di donne che non chiedono scusa (e per cosa poi?). E tanto più se sei da sola, mangia lentamente. Non pensare a lui. Oppure pensaci… ma solo per dire: Guarda cosa ti sei perso, scemo!.